Andrea

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È iniziato tutto lo scorso 28 novembre. 
Trasferta fiorentina con i miei compagni di Novara che corre alla Firenze Marathon, gara programmata all'inizio del 2011, che ho affrontato con un allenamento quasi inesistente. Il 2011 mi aveva riservato cattive e buone sorprese, a febbraio la perdita del lavoro, rimpiazzato quasi immediatamente e la gravidanza di mia moglie.
Il risultato fu un cambiamento radicale di ritmi di vita, COMPRESA LA CORSA. I miei compagni, Simone Lillo Stefano e Luca invece, si erano allenati con regolarità e dedizione. La gara poi non si é dimostrata clemente un po' per tutto il gruppo, per me infatti fu un vero e proprio calvario.
Ricordo infatti che al 35esimo km in preda ad una crisi incredibile, avevo maturato odio per i 42km. 
Neanche una settimana dopo ed ero già sul sito della Milano city Marathon! Qualche istante di esitazione e poi la decisione di prendermi la rivincita. Con me, iscritti anche Simone Lillo Riccardo e Luca.
A quasi 2 mesi dall'evento, Luca, purtroppo deve rinunciare a causa di impegni personali. Propongo allora la sua sostituzione a Valentino. Pochi giorni e mi dice "ok ci provo! E facciamo sta maratona!" . Iniziano gli allenamenti con Valentino, ora l'obiettivo è comune. Allunghiamo le uscite, i 10 diventano 18, 20, 22...  Si esce con la pioggia e con la neve.
In un soffio siamo arrivati ad aprile, e in ancor meno al 15 aprile!
Facendo una riflessione approfondita, io e Valentino, ci siamo allenati abbastanza assiduamente, ma oppss.... Forse abbiamo tralasciato i "lunghi". Ma il mio compagno di allenamento con voce confortante mi risponde : " Non ti preoccupare! Dobbiamo fare la maratona? E facciamo la maratona!  Come va, va!".
Mi sono lasciato convincere, anche se so benissimo che " se alla maratona non porti rispetto, ti distrugge!".

Domenica 15 aprile il ritrovo è fissato alle 6.50, abbiamo deciso di andare in treno, a Milano c'è il blocco del traffico. Piove, come ormai da giorni, c'è parecchia indecisione sull'abbigliamento da corsa, il dibattito determina che: Lillo correrà in canotta e pantaloncini sgambati, io e Valentino maglia termica a maniche lunghe e trequarti. 
In stazione il treno è già pronto ad aspettarci. L'umore è alto, solita caciara da podisti tapascioni. Sul treno incontriamo Anna, che si unisce alla "banda" è la sua prima esperienza in maratona, e forse la nostra compagnia stempera i suoi timori. Dopo 40 minuti di discorsi inutili, arriviamo a Rho fiera, zona di partenza, ad aspettarci il veterano Simone. Ci incamminiamo verso lo start inghiottiti dalla fiumara di podisti. Lungo la passerella che attraversa la fiera di Milano, i gruppi di corridori italiani e stranieri cercano riparo in ogni anfratto per iniziare il rituale della preparazione alla corsa, noi troviamo riparo nell'ultimo spazio coperto. Ci cambiamo velocemente, mentre ci si prende in giro! Guardo Valentino intimandogli "soffrirai!", mi sorride consapevole, ma anch'io ho questa consapevolezza! Gli sguardi e i sorrisi di Lillo e Simone invece sono distesi e sicuri, per loro è l'ennesima "corsetta", la normalità.
In fretta ci dirigiamo al deposito sacche, piove ancora, ma ho pensato ai miei compagni fornendogli un sacco dell'immondizia trasformato per l'occasione in telo anti pioggia, siamo proprio runner da buttare!
Durante le operazioni di deposito delle sacche troviamo Puji e Riccardo, gli sguardi sono tesi, l'atmosfera si distende quando Simone ci presenta "Er bomba", podista incontrato nel Sahara, con l'attitudine al doping casalingo.

È il momento di entrare nelle griglie di partenza, ci posizioniamo tutti insieme nella stessa sezione, fa freddo, i pensieri mi assalgono anche se si continua a ridere e scherzare. Simone mi conforta, mi consiglia di dare il massimo, " poi se scoppi, cammini fino al traguardo", Valentino ostenta sicurezza ma la preoccupazione traspare. " Vale sei forte! Non temere! Tu farai un buon tempo!", lui annuisce in silenzio.
Nel frattempo lo speaker inizia ad annunciare tutti i personaggi intervenuti alla manifestazione senza catturare la nostra attenzione. Manca poco, prima peró bisogna rendere omaggio a Morosini, calciatore scomparso sul campo da calcio. Un silenzio quasi irreale, congela per un minuto la folla pronta alla partenza, il cordoglio è sincero.

Il silenzio viene rotto poco dopo dall'inno nazionale, peccato che siamo in pochi a cantarlo, è la prima volta che lo sento ad una gara.
BOOM! Il boato del cannone annuncia l'inizio della gara.
Ci si guarda negli occhi, una pacca sulla spalla, " in bocca al lupo! Ci vediamo all'arrivo". Simone ci benedice con un bacio in fronte uno per uno, sembra una scena de "il padrino".
Il gruppo è partito compatto, tra gli applausi di un pubblico di sconosciuti.
Fin dai primi metri le andature si differenziano, anche se fino al primo ristoro ci si è incrocia per le immancabili soste urinarie, che per me sono una consuetudine, ma fatto straordinario per Simone e Valentino.

Il passo è buono e mi sento bene, procedo scortato da Anna, la quale alla sua prima esperienza, cerca conferme e sicurezze da me "stiamo andando bene! Dobbiamo solo mantenerci così" infatti poco avanti, vedo ancora la sagoma dei miei due compagni.

I km scorrono tranquilli, la vista di ogni cartello mi rincuora, mi continuo a ripetere che ce la posso fare. Intanto la pioggia non smette, anzi, le pozzanghere, in alcuni tratti sono inevitabili, il freddo inizia ad essere un problema. Io e Anna procediamo silenziosi, io concentrato, lei timorosa. Inizio ad avvertire i primi dolori da stanchezza, siamo al 25esimo, quasi nel centro di Milano.

Sento che la crisi sta arrivando, striscia lenta tra i muscoli delle mie gambe. Puntuale come da previsione cedo lentamente al 30esimo, Anna mi sente arretrare, si gira, mi guarda, rallenta per aspettarmi. Capisco subito che la situazione non migliorerà "Anna non rallentare! Stai correndo bene puoi fare un buon tempo!" lei comprende , e con un cenno della testa riprende il suo passo verso gli ultimi 12 km.

Ho odiato la corsa, la pioggia e anche  me stesso, come due lame i crampi mi trafiggono le cosce, le vesciche mi martoriano i piedi e brividi di freddo scorrono lungo la schiena. Stringo i denti, ma l'andatura diminuisce sensibilmente. Dopo un ora di lento calvario finalmente il cartello del 41esimo km! É adrenalina! Finalmente sta finendo, arranco ma cerco di aumentare il passo. In lontananza il cronometro segna 4:34:00, mi rassegno, anche sta volta ha vinto la maratona. Taglio il traguardo sconfitto ma felice! Insano piacere per la sofferenza.

Tremolante ritiro la mia medaglia, meritata o forse no, ma l'unico pensiero e quello di indossare vestiti puliti e asciutti. L'organizzazione peró forse non ha pensato alla pioggia, posti asciutti non ce ne! Trovo una tenda della croce rossa, a stento riesco a ritagliarmi un piccolo spazio tra la gente, all'interno l'umidità è al 100% quindi mi cambio velocemente ed esco. Ora l'unico pensiero è far sapere a mia moglie e mia figlia che sono vivo. " chi sà se Emma è orgogliosa lo stesso di suo padre?" comunque la voce al telefono è confortante. Poco dopo è il cellulare squilla, "Valentino dove sei?".

Incontro i miei compagni d'avventura nella bolgia della zona d'arrivo, Lillo fresco come una rosa, Valentino dolorante come me. "Com'è andata?" la risposta non lascia dubbi "Andre.... Tanta roba!" nel frattempo Simone si è già dileguato nei meandri delle sue conoscenze sportive. Zoppicanti e affamati, dopo un pasto veloce ma sostanzioso, ci avviamo verso la metro. A Rho dopo una breve attesa il treno ci riporta finalmente a casa.

Ho detto basta alle maratone... Ma in realtà sto già programmando la prossima!


Andrea

Riccardo

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Sono passati tre anni da quella Stramilano che è stata il mio battesimo sulla distanza della mezza maratona, tre anni in cui la corsa è entrata a far parte della mia vita, tre anni in cui ho messo tanti km nelle gambe, tre anni fatti di tante soddisfazioni e poche delusioni.
Oggi come allora mi trovo a Milano per correre la distanza doppia sono emozionato ma al tempo stesso non vedo l’ora di partire anche perché il clima non è dei migliori: piove e la temperatura non è propriamente primaverile. I primi chilometri dopo il via sono molto tranquilli alleviati anche dal clima allegro che il team di Novara che Corre sa creare. Il ritmo lento aiuta a fare conoscenza con gli altri corridori e così si scoprono diverse storie tutte legate al mondo della corsa; questo aiuta a ingannare il tempo e in men che non si dica siamo già arrivati a metà gara. Mi sento bene e decido di aumentare il ritmo, il gruppo si è ormai sfoltito e a volte mi trovo a correre con poche persone intorno. In zona Porta Venezia, siamo al 28° Km, incontro la mia ragazza che mi incita con un “dai che ce la fai!” Ha ragione! Ce la faccio ne
sono convinto! Sono sicuro di farcela perché me lo sento! Una cosa che mi ha insegnato la corsa è di crederci sempre e di non accontentarsi mai, non dobbiamo mai porci dei limiti ma solo degli obiettivi e una volta raggiunti andare oltre.
Sono al 35° Km la fatica si fa sentire ma sono in forma e non avverto per niente la crisi, al rifornimento mangio un pezzo di banana e bevo un po’ d’acqua per affrontare gli ultimi chilometri, supero molti corridori che hanno rallentato notevolmente. Arrivo così al cartello dell’ultimo chilometro, l’emozione è fortissima le gambe continuano a girare sempre più velocemente,
taglio il traguardo esultando con un sorriso pieno di soddisfazione fiero di aver corso questi 42,195 Km e adesso, con le gambe ancora indolenzite, penso già alla prossima maratona e al prossimo limite da superare, mi viene in mente una delle tante massime del mitico Aldo Rock: “Ricorda uomo che ogni soffitto raggiunto diventa pavimento”.
Mai accontentarsi! Correte! Correte sempre più veloce e sempre più lontano!

Riccardo





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