Si sale in silenzio, nessuno parla.

In coda, tutti tengono lo stesso passo, nessuno, nelle nostre posizioni, ci pensa minimamente di sprecare energie e fibre muscolari per un sorpasso in salita. Il tempo è cadenzato dal ritmo dei nostri respiri, il mio brontolio è amplificato dal cappuccio del guscio in gorotex della Salewa che orami da ore è alzato sulla mia testa. Il cappellino con la visiera aiuta molto, piegando in avanti la testa attenua le frustate che acqua e vento si divertono a infliggerti appena trovano spazio tra gli alberi. Si gli alberi, siamo ancora giù di quota, l’acqua e ancora tale e un po di riparo ci viene dato dalle fronde ormai cariche d’acqua e pensare che solo due sabati fa’ più o meno alla stessa quota……..

“HEI!!! Ci sono anche i lamponi! Mario! Paolo! Ilaria!”

Non serviva dirgli nulla, erano li fermi in curva sul sentiero che ti porta al rifugio degli Angeli a mangiare lamponi da una mega piantagione. Tra i mirtilli spuntava anche qualche fungo che prontamente ho immortalato.

“Eccovi! Lasciatene qualcuno anche a me!”, “Dove eri finito?” mi chiedono “A mangiar mirtilli, a Novara di così grossi selvatici non ci sono neanche al supermercato”.

“Che caldo!!”

Eh si! era una giornata caldissima, ricordo che al rifugio degli Angeli tutti erano in maniche corte, il Meteo aveva previsto lo zero termico oltre ai 4000 metri. Il cielo era di un blu elettrico e i raggi del sole non ti lasciavano scampo.

Si sale, si sale sempre più in alto tutti in gruppo. Paolo dopo poco ci dice di andare, di non aspettare ci saremmo rivisti al traguardo, lui faceva il giro medio.

Si arriva al rifugio degli Angeli, cerco qualcosa di freddo di fresco, acqua ho voglia di acqua gelata ma anche quella che di solito a quelle quote ti punge i denti non riesce a mitigare la mia calura. Si brucia.

Sudo da tutti i pori, salendo ho dovuto togliere i guantini da ciclista che indosso non avendo portato le bacchette….

Guantini……. Le mani incominciano ad essere umide, appena usciti da Champex-lac ci siamo cambiati alcuni indumenti, io avevo infilato i pantavento e i guanti “Water resistent”….. mmm “resistenti all’acqua” così me li hanno venduti ma ha ragione Gigi, saranno definiti così perché resistono alla neve ma non all’acqua, non di certo a questa acqua, dovevo prendere dei guanti da immersione o come dice Giancarla Agostini i guanti per lavare i piatti. Ogni tanto qualcuno si ferma, si sistema e vengono passati dalla fila e tutti, gentilmente, chiedono se va tutto bene. Io e Gigi ci alterniamo, un po’ avanti lui un po’ avanti io ma sempre vicini. Abbiamo lo stesso ritmo e nessuno dei due deve faticare o aspettare per stare dietro all’altro.

Eppure giovedì mattina da Novara eravamo partiti in tre…………………………….

Sbalorditivo, Gigi è fuori dalla palestra di Trecate che cammina avanti e indietro eppure sono puntuale, Giorgia non mi avrebbe mai permesso di fare arrivare lei ed Alessia in ritardo al collegiale di ginnastica artistica.

Scendendo dall’auto mi salutano con un caloroso bacio e un forte imbocca al lupo.

Gigi carica tutto in macchina e ci dirigiamo in quel di Novara a recuperare Lillo che si fa trovare pronto e scattante. Una fermata al distributore e mentre il benzinaio fa un prelievo dalle nostre tasche si parla di quello che dobbiamo fare e si scopre che Lillo non ha stampato il foglio del corridore necessario per prendere il pulman per Chamonix. Poco male è presto, si passa da casa, si stampa e via direzione Courmayeur. Incomincia a piovere dopo Ivrea e l’atmosfera che ci circonda non è prettamente estiva e' quasi invernale la temperatura esterna e' 14 gradi....

14 gradi al Rifugio degli Angeli??? Pazzesco!!!Si riparte. Dopo un piccolo tratto in salita si scollina e iniziamo la discesa, ripida e divertente. Mario e' avanti e il lo seguo, e' veloce e leggero ma riesco a stargli dietro sino a quando madre natura non chiama e mi fermo per un pipistop. Si riparte, spingo e ooooooh a momenti misuro il sentiero con la faccia ma grazie alla mia prestanza atletica a un grosso colpo di culo e a una mano di tutti gli angeli del rifugio riesco a stare in piedi. Ok meglio rallentare, tanto lo riprendo. Di Ilaria non c'e' piu' traccia, questa mattina il suo stomaco era in subbuglio, per nulla in forma. sapremo all'arrivo che si e' ritirata. La discesa in singol trak sbuca su una strada bianca e si prosegue tranquilli sino al ristoro seguente. "Tranquilli" per modo di dire, si suda come dei dannati sembriamo due puzzole, anche ad occhi chiusi riusciremmo a seguirci. Due partecipanti ci raggiungono, ci superano e a Mario scatta in maniera naturale lo spirito di competizione anche se quella non lo e', si chiama Trek di Valgrisenche apposta. E' piu' forte di lui, e' un istinto naturale come quello della sopravvivenza, deve stare avanti. Lo lascio fare ma io non ho il suo passo e mi accodo al gruppo. Si arriva al ristoro, Mario primo dei quattro. Uno dei due mi chiede se mi trovo bene con le scarpe, Niche Pegasus da Trail, gli rispondo che vanno bene, per me, su sentieri con poche rocce e poco ripidi in discesa la suola e' troppo morbida, per il resto sono ok. C'e' chi chiede la crema solare, stiamo cuocendo. Si riparte, Mario sempre avanti, ridiamo commentando quello che ha detto l'anziana al rifugio "salite pesanti non ce ne sono piu' la prossima sono solo trecento metri io la faccio con la gerla"...... Alla faccia!

Ma chi e' "la nonna Bolt"

Si suda, e si sale. Si arriva al lago di San Grado e lo spettacolo che ci si para davanti è maestoso si vedono la testa del Ruitor, la becca du Lac e la punta Ormelune con il rispettivo ghiacciaio. Ci si ferma giusto il tempo per la punzonatura e si riparte, l’occhio di Mario sbircia sempre le retrovie i nostri inseguitori si vedono ma sono sempre staccati.

Si oltrepassa il ponticello e si scende…….



….. è si!! scende! Il termometro dell’auto continua a scendere. Arriviamo in quel di Aosta ci si ferma al negozio della Montura (il commesso capendo che eravamo dei partecipanti al CCC ha esordito “quella gara porta Iella c’è sempre brutto tempo”…… in effetti) per poi ripartire alla volta di Courmayeur. Lo stomaco brontola ma è tardi non sappiamo bene gli orari dei pulman ne da dove partono, il parcheggio del Mac è stracolmo e decidiamo di proseguire, un bar sulla strada lo troveremo per un panino, niente!

Si arriva al parcheggio dei pulman di Curma dove Gigi chiede in biglietteria se sanno da dove partono le navette del UTMB………………..nessuno sa nulla.

Altri ragazzi che erano li come noi decidono di fare una macchinata, ma noi no. Impossibile da qualche parte le navette devono pur esserci. Non ricordo perché si decide di andare a Dolon, non ci costa nulla.

Ci troviamo nel parcheggio del centro sportivo un gazebo con scritte del UTMB e l’insegna del pulman ci fa capire che il posto è giusto, parcheggiamo ormai è impossibile avvisare gli altri.

Mentre scendo dalla macchina mi viene un flash; mi rivedo in questo stesso parcheggio il mese scorso mentre cammino avanti e indietro aspettando Gigi e Silvia, mi ero appena ritirato dal GTV perché la testa non c’era più; inutile GTV è la mia croce due anni e due ritiri.

Ritirarsi……mmmm che tempo di merda che c’è! Direttamente proporzionale al nostro umore. Ha smesso di piovere ma i nuvoloni bassi e neri che ci circondano non fanno presagire nulla di buono per domani.

Una ragazza, molto carina, è seduta vestita da trail con lo zaino, sbuca anche un altro ragazzo nelle stesse condizioni, un altro e poi ancora un altro. Ci chiediamo se quest’anno oltre allo zaino dobbiamo andare anche vestiti pronti per la partenza. Ci viene il dubbio e ci avviciniamo, scarpe infangate e …pettorale?!?!?

No! No! Devono essere della TDS. La ragazza parla Italiano, per fortuna, noi siamo tre verze e non parliamo ne francese ne inglese; giusto qualche parola ……. come l’italiano del resto! Le lingue un mondo tutto da scoprire per noi. La ragazza, dicevo, si era ritirata dalla TDS per il fango, la pioggia e il freddo. Lei da Bresciana a quelle condizioni era abituata, come collaboratrice dell’organizzazione del Maddalena Urban Trail sapeva cosa voleva dire correre in quelle condizioni ma questa volta era davvero troppo. Si era ritirata al 20° km come tutti gli altri che erano li. Molti, troppi e la cosa ci preoccupava ancora di più! Sulle nostre facce il sorriso strappato dal quel bel viso non era più così smagliante e negli occhi di tutti si leggeva la stessa cosa…… domani che accadrà!?!

Il pulman ritarda ad arrivare e così Gigi va in spedizione in cerca di cibo, arma in pugno si addentra nella boscaglia e dopo poco torna dal bar con tre focacce e due bottiglie di acqua minerale. Grande Gigi!!!

Acqua fresca! Che goduria…..



…….acqua! dell’acqua gelata. Quante volte l’ho cercata nel trek di Valgrisenche. Fortunatamente non mancano ruscelli, fontane con un acqua fresca, gelata! Si lascia il sentiero che parte dal Lago di San Grato e si passa su una strada bianca per qualche km sempre in discesa. I nostri inseguitori ci marcano, si avvicinano e Mario allunga il passo per distanziarli, chissà fino a quando riusciremo a tenere il passo. Si arriva al ristoro dove si può ancora scegliere quale giro fare e dove Ialria si è ritirata. A Surier e di Usellière (q.1785) noi decidiamo di proseguire per il percorso strong e si parte.

Per arrivare al rifugio Bezzi bisogna fare alcuni km sulla strada bianca, in salita. Il sole è caldo a picco sulle nostre teste, il cielo azzurro, blu. Nessuna nuvola, il riverbero del sole sulla strada è forte, Mario ha gli occhiali da sole io no, non li uso mi danno sempre fastidio ma nei giorni a seguire avrei maledetto quella mia scelta, il sole troppo forte mi aveva lasciato il segno un fastidio all’occhio sinistro ogni volta che lo chiudevo che fortunatamente è poi passato. Sono stato un cretino, non si scherza, mi manca solo quello!

Si suda troppo, l’acqua non basta, i Sali sono indispensabili. Divido le pastiglie di polase con Mario, prima di sera finiamo un blister. Mario ha il capellino, io la bandana, li continuiamo a immergere in ogni ruscello, rigolo d’acqua fredda per poi coprirci il capo. Il refrigerio è immediato ma dura poco. Lascio che un pezzo di bandana mi cada sulla fronte, mi copra il naso. Non avendo visiera devo trovare un modo per coprirmi il volto ed evitare un’insolazione. Il caldo ci impedisce di correre, il passo è sempre sostenuto ma di correre non se ne parla. Arriviamo al rifugio Bezzi e al ristoro dove ci rifocilliamo, facciamo il pieno di liquidi. Si riparte.......



…. si parte, il pulman è finalmente arrivato e in un attimo siamo a Chamonix, piove ma la fermata del pulman è vicino al palazzetto del controllo zaini. Ci mettiamo in coda e dopo mezz'ora tocca a noi. Rispetto all'anno scorso non controllano tutto ma solo tre cose: il guscio impermeabile, il cellulare e i pantavento, ci hanno fatto firmare una dichiarazione che porteremo tutto il resto e siamo passati oltre. Il giro dura un quarto d'ora e alla fine siamo pronti per la partenza. Facciamo due passi tra gli stend del UTMB e raccattiamo volantini delle gare più lunghe che troviamo, per me rimarranno solo un sogno. Decidiamo di tornare a Curma, dovrebbe raggiungerci anche Sabina che vuole vedere le partenze, chiediamo alla Casa Vacanze di Cameri e le diamo conferma. A Curma non potevamo farci mancare l'apericena alla focacceria in centro con una bella birretta. Ci dirigiamo alla Casa Vancanze dove ci vengono date le stanze, due letti a castello, ci sistemiamo e andiamo a cena. Cena? Un banchetto!! La cuoca, una amica di muroduro di Gigi è fantastica. Io lascio il gruppo prima degli altri, sono cotto voglio andare a letto. Poco dopo mi raggiungono, due battute e si decide di prepare tutto l'indomani la colazione è fissata per le 7.30 quindi abbiamo più di un ora per prepararci. La mia notte vola, tranquilla, mi sveglio come sempre alle cinque, il mio orologio interno non è cambiato, ne approfitto per andare in bagno nel corridoio. Alle 7 siamo già tutti svegli e incominciamo a preparare le prime cose, sono ancora indeciso se usare le scarpe in gorotex o no. Sabina dice che le scarpe in gorotex se piove forte si riempiono d'acqua e il gorotex non lo lascia uscire, mentre le scarpe normali si bagnano in fretta e si asciugano altrettanto in fretta. Bha, le previsioni non danno temporali ma pioggia moderata per tutto il tempo, neve sopra i 2000 metri, ci penserò a stomaco pieno. Andiamo a fare colazione e se la cena era un banchetto, la colazione è degna di un re. Ci abbuffiamo con ogni ben di Dio e torniamo a finire lo zainetto, il mio è quasi pronto mancano solo le scarpe. Do due scaldini sia per mani che per i piedi a Lillo e Gigi, optiamo per cambiare i guanti a Lillo e gli do un mio paio come pure il guscio rosso più caldo e resitente del suo. Gigi è pronto opta per le scarpe in gorotex e io mi adeguo alla sua scelta, Lillo scarpe da trail normali. E' tardissimo, salutiamo tutti prendiamo le auto e andiamo a a Curma, coda!

Come coda!! sono le 9.20 alle 9.30 non ritirano più le sacche. Non so come ma riusciamo a passare, lascio Gigi nelle vicinanze della partenza per portare le sacche del cambio che verranno lasciate nella palestra di Chamonix. Io cerco parcheggio, un'impresa, nelle vicinanze è tutto pieno. Faccio un giro, nulla. Faccio un secondo giro, nulla. Un terzo e in una piazzettina ci sono tre posti, un cartello dietro a un'edera dice divieto di sosta proprietà privata. Non mi fermo ne faccio un quarto è l'unico buco libero, manca poco alla partenza meno di dieci minuti. Decido di lasciarla li e in quell'istante arriva anche Sabina, la mette affianco alla mia. Le chiedo cosa ne pensa ma logicamente cosa volete che mi dica, cerca di rassicurarmi. Lascio sul cruscotto copia dei fogli del corridori penso che se vedono che sono un partecipante alla gara, magari, dico magari non mi fanno portare via l'auto. E' l'unica soluzione, chiudo e via di corsa alla partenza. Il dubbio di ritrovare l'auto mi ha perseguitato sino alla fine. Ci ritroviamo dopo un po di telefonate, ci dirigiamo alle griglie e scopriamo che anche quest'anno si parte scaglionati. Non ricordo che ci abbiano chiesto che tempo prevedavamo di impiegare. Fa nulla, l'emozione non è la stessa dell'anno scorso, mi guardo intorno con serenità. So cosa mi aspetta, le fatiche che mi attendono, il dolore la gioia. Noto di essere circondato da persone della mia età e tante più stagionate; di giovani ce ne sono pochi. L'età media del CCC è di circa 45 anni, pazzesco, cosa ci spinge a una tale esperienza cosa cerchiamo, cosa dobbimao dimostrare, dimostrarci? Nulla! Io schederei tutti non dobbiamo essere troppo a posto e sicuramnte uno bravo che ci possa curare non esiste.

Parte il primo gruppo, dopo dieci minuti al suono dell'inconfondibile colonna sonora del UTMB “ The Conquest of Paradise” di Vangelis e con la pelle d'oca dall'emozione che finalmente si fa sentire partiamo anche noi. Si parte piano, non ci affrettiamo siamo rilassati, ci godiamo tutta la gente che ci sprona che ci incita, un gruppo di ragazzi suonano i tamburi al nostro passaggio il centro di Curma si ferma, tutti urlano, gridano suonano le campane. Lasciamo Curma direzione Rifugio Bertone visto che la Tronche ci è stata tagliata, come lo scorso anno, speriamo non lo stesso incubo. Si sale in coda, sembra di essere in autostrada direzione mare, siamo sempre fermi. E' uscito il sole e ci si sveste, seguo il consiglio di Gigi e lego alla vita il guscio, mi sa che oggi sarà un continuo mettere e togliere. Continua la salita..........

…....salita. Quella dopo il rifugio Bezzi la ricordo molto bene, l'anno scorso Gigi mi ha dovuto aspettare più volte, mi tiravo dietro la fatica della Valdigne, quel senso di sfinimento non mi mollava. Quest'anno era tutta un altra cosa, riuscivo a salire ancora discretamente e a tenere un bel ritmo, per me naturalmente. Mario instancabile si mette in posa per un paio di foto con dietro il ghiacciaio. Si arriva a Becca Refreita da dove si può ammirare tutta Valgrisenche. Il caldo si fa sentire e Mario incomincia ad accusarne un pò, un senso di nausea lo costringe a rallentare ma ormai siamo all'ultimo ristoro Chalet de L'Epée, finalmente acqua ghiacciata a volontà, non mi sarei più staccato da quella fontanella. Ci fermiamo qualche minuto e poi si riparte, il resto della gara è quasi tutto in discesa, ricordo bene l'anno scorso quando Sergio tirava me Gigi e Claudio giù per i tornanti nel bosco. Quest'anno non li abbiamo presi loro due sono partiti prima alle 7 io e Mario dopo mezz'ora per impiegarci lo stesso tempo.

Arriviamo al traguardo assieme, contenti di aver passato una bella giornata cotti dal sole. Bevo qualcosa, saluto Marco Bettaz e tutti gli amici che mi stavano aspettando, Roberta, Paolo, Ilaria ecc.; mi sciacquo con la tanica da 10 lt. che avevo in macchina e torno a casa. E' dalle 4 che sono in piedi e non vedo l'ora di riabbracciare Sabrina, visto che è qualche giorno che non ci si incontra, per cena sono a casa. In macchina rivivo alcuni momenti del percorso e mi soffermo sull'immagine del Rifugio degli Angeli in pieno sole l'anno scorso era imbiancato da una spruzzata di neve...........

… neve! Chissà se e' vero che sopra i 2000 metri troveremo neve?! Si arriva al rifugio Bertone, il gruppo un po' sgranato si ricompatta. Mi siedo un attimo e cambio le calze, con queste scarpe non vanno bene, continuano a scivolarmi all'interno se continuo così non arrivo neanche al 20°km. Sembra andare meglio, si riparte. Si continua a salire sino al rifugio Bonatti, qui Gigi e poi Lillo prendono il brodo su cui galleggiano delle specie di crocchette, Lillo sostiene ancora oggi che siano quelle dei cani. Mi sistemo, il vento si è alzato ed incomincia a gocciolare, rimetto il guscio non ho voglia di farlo tra poco. Le gocce si trasformano in piogerellina ma continuiamo a salire. Si arriva ad Arnuva, Lillo è dietro io e Gigi iniziamo la salita per il Gran col Ferret, continuo a voltarmi per vedere se arriva. A metà del primo strappo vedo che è fermo, si è tolto lo zaino, continua a tirar fuori e ritirare roba. Sta cercando qualcosa, vuoi vedere che questa mattina mentre lo aiutavo non gli ho messo dentro qualcosa? No sono sicuro che c'era tutto. Abbiamo controllato e rincotrollato a vicenda i nostri zaini per essere sicuri di non dimenticar nulla.

Decido, scendo. Grido a Gigi di andare avanti, lo avremmo ripreso. La coda che sale mi guarda sbalordita, si sta chiedendo cosa io stia facendo? Vorrei tranquillizzare tutti ma sarebbe inutile. Lillo si è fermato davanti alla Jeep della croce rossa, appena mi vedono arrivare (mi avranno sicruamente seguito con lo sguardo ero l'unico che scendeva) fanno per scendere dall'auto ma si bloccano, vedono che mi fermo da Lillo che intanto aveva trovato i pantavento. Lo aiuto a ritirare tutto, recupero le borracce da terra e si riparte. Mi giro e gli dico “seguimi e tieni il passo”, mi sembravo un veterano della scuola dei maghi di Harry Potter che porta i novizi alle proprie camere, volevo aggiungere “attenti alle scale a loro piace cambiare” hihihi..

Saliamo veloci e dopo un po' raggiungo Gigi, siamo quasi al colle, l'acqua si è trasformata in ghiaccio e il vento è molto forte alza nuvole di neve ghiacciata. In quello scenario polare vedo spuntare sopra di noi due figure, sono una mamma con la sua bambina, avrà avuto 8/9 anni. Vestite pesanti stavano scendendo, non seguivano il sentiero non volevano disturbarci, la mamma chiede alla figlia “vuoi la mano?”, la piccola si gira e un po' scocciata le risponde “ no! Stai scherzando?”. Mi sono sentito una merda, io mi stavo lamentando del tempo dentro di me e quella bambina mi ha dato una lezione di montagna, stai zitto mi dico, taci fighetta!

Scolliniamo, con un vento pazzesco, aspetto Gigi e intanto guardo i volontari che sono li solo per noi, loro sono i veri eroi di tutta la gara, li al freddo al gelo sino a quando l'ultimo di noi non sia passato. Ripartiamo, ci aspettano quasi 1000 metri di dislivello negativo in 10 km, se non ricordo male dovrebbe essere anche divertente. Lo sarebbe anche se solo ti lasciassero passare con più facilità. Non capisco, la prima cosa che Silvio mi ha insegnato è che se senti qualcuno arrivare o in salita o in discesa vuol dire che va più forte di te e quindi lascialo passare, meglio per entrambi. Qui invece non si schiodano neanche a chiederlo, ti costringono a passare in posti assurdi e si lamentano pure, merd!!! Arriviamo al La Fouly, il banchetto è ricco ma non ricordavo tutta questa calca l'anno scorso, controllo i passaggi e scopro che ci siamo in ritardo di un ora. Fa nulla importante è finirla. Spostano i cancelli orari, possiamo prendercela comoda. Rifocillati si riprende a correre, prossimo ristoro Champex Lac ma prima ci aspettano 500 metri di dislivello negativo in 9 km, molto corribile e infatti lo facciamo. Una ragazza, molto ma molto carina ci sorpassa e visto che il panorama che offre è decisamente piacevole le stiamo dietro, dopo qualche km chiede se vogliamo passare avanti noi, purtroppo è in francese...... che Verza che sono!! Le faccio segno che sono già al massimo, sorride e schizza via come una lepre.

Il gruppo a Pranz de Font si ricompatta e assieme attraversiamo il paesino delle fiabe, casine stupende curate nei minimi particolari, giardini magnifici e fuori sulla strada, bambini, ragazzi e adulti improvvisano ristori privati. Beviamo dell'ottimo the credo al ginepro e ripartiamo. Ha smesso di piovere, gocciola e da lontano si vede Champe Lac. Inizia la salita e nella testa mi continua a girare un'idea “non fermarsi al ristoro”. Mi rivolgo a Gigi e a Lillo “ sentite, il prossimo ristoro è il più grosso di tutti, se arriviamo che non diluvia propongo di fermarci il minimo possibile, di tirare dritto. Se ci fermiamo ci raffreddiamo e bisogna cambiarsi ormai è tardi inizia a imbrunire. Poi perderemmo più di un ora per mangiare e cambiarsi per non parlare delle posizioni che recupereremo” entrambi la pensano come me ad eccezione delle posizioni non gli interessa molto ma risparmiare un cambio potrebbe essere determinante con questo clima.

Si sale, la salita di sei km e quasi 400 D+ non è pesantissima. Arriviamo praticamente assieme, andiamo a bere e ci guardiamo in faccia. Gigi lamenta un po' di mal di stomaco quindi tocca a lui decidere cosa fare, “si parte, se sto male” dice “torno indietro”, “torniamo!!” ribatto io. Poco fuori dal rifugio ci accorgiamo che è meglio mettere le frontali, Lillo ha le mani ghiacciate e se le scalda come meglio riesce, rinfila i guanti ormai zuppi. Mettiamo i pantavento anche io e Gigi, metto i guanti pesanti e si riparte. Un tratto su asfalto che costeggia il lago e poi ancora sentieri e poi ….......

Si sale in silenzio, nessuno parla.

In coda, tutti tengono lo stesso passo, nessuno, nelle nostre posizioni, ci pensa minimamente di sprecare energie e fibre muscolari per un sorpasso in salita. Il tempo è cadenzato dal ritmo dei nostri respiri, il mio brontolio è amplificato dal cappuccio del guscio in gorotex della Salewa che orami da ore e ore è alzato sulla mia testa. Il cappellino con la visiera aiuta molto, piegando in avanti la testa attenua le frustate che acqua e vento si divertono a infliggerti appena trovano spazio tra gli alberi. Si gli alberi, siamo ancora giù di quota, l’acqua e ancora tale e un po di riparo ci viene dato dalle fronde ormai cariche d’acqua.

Hanno detto che a Bovine incontreremo ancora la neve, intanto i sentieri sembrano ruscelli, chi mi precede crea delle piccole dighe ogni volta che appoggia il piede, fortunatamente le scarpe in gorotex della The Nord Face reggono, non un filo d'acqua e la temperatura non lascia sudare il piede. Le uniche sono le mani, bagnate incominciano a sentire il freddo.

L'acqua passa a nevischio e poi a neve, il vento incomincia ad aumentare. La neve rimane sempre di più ai bordi del sentiero nel mezzo si trasforma prima in fanghiglia poi, salendo è neve. Si sentono le campane di alcune mucche e dietro a una curva si scorge un fabbricato, sembra una stalla, il ristoro è li dentro. Entriamo, come prima cosa la punzonatura, una ragazza è avvolta, seduta su una panca, da una coperta termica. Le portano una coperta di lana e un volontario incomincia a massaggiarla, trema ha freddo ma sorride. All'interno è un grande movimento, bevo una tazza di the caldo e cerco con lo sguardo Gigi. Due grossi pentoloni sono su un fuoco da campo mentre una persona è da spola con le brocche per l'acqua calda. C'è chi si siede, chi si cambia. Gigi si avvicina, mi dice che dobbiamo ripartire prima di raffreddarci. Sono d'accordo, un ultimo sguardo all'interno della “stalla” mi sembra di lasciare una locanda come descritta nei libri di David Eddings. Esco, l'aria gelida mi entra nelle ossa, so che l'unico rimedio è scaldarmi, devo correre.

La neve spinta dal vento entra dal cappuccio, frusta la faccia. Seguo gigi e le frontali davanti a noi. Il prato lascia il posto al sentiero, un single track ed è li che la vediamo per la prima volta o meglio ci arriva alle spalle, un campanaccio attaccato al collo, enorme, scura, nera con due corna lunghissime. Una mucca!!! la lasciamo passare, ci precede sino a delle rocce, si ferma e le guarda imbronciata, incazzata inizia a muggire. MUUUUUU! MUUUUUU!! MUUUUUU!!! si volta, ci guarda. Gigi le si avvicina, “attento!!” gli dico. Le si affianca e con cautela la supera, lo seguo e la bestia vedendoci passare si incazza ancora di più!!! MMMMUUUUUUUUUUUUUU!

Iniziamo a correre, la discesa e il sentiero sono belli, peccato per la neve. Un rigagnolo segue il sentiero sulla sinistra, sul suo bordo riusciamo a superare molti concorrenti. L'erba è però resa scivolosa dalla neve e siamo costretti più volte e tornare sul sentiero infangato. Si scende, il ruscello allaga più volte il sentiero sino ad un bivio dove abbandona il tracciato. Non resta che seguire il fango, le rocce scivolose.

Le racchette si rivelano utilissime e più volte aiutano a saltare un lago o a frenare scendendo da una roccia viscida. Il bosco inizia a essere più fitto, si sentono delle campane, crediamo di essere vicino a Trient, il prossimo ristoro. Strano le campane di solito le senti davanti a te, a fianco nel peggiore delle ipotesi ma dietro!!???? Non ci diamo peso, continuiamo a scendere, aumentiamo il passo e continuiamo a superare.

Le campane sono vicine, vicinissime. “Siamo quasi arrivati!!” ci diciamo …..... ma a entrambi nasce lo stesso dubbio e assieme diciamo “ ma strano sono dietro, sono vicino, sono più di una!”. Mi giro, nel buio la frontale illumina due occhi rossi, “CAZZOOOOO!!!” mi volto, davanti c'è Gigi. Urlando “MUCCAAAAA!” mi scosto verso monte e lascio passare l'enorme bestia. Gigi a sua volta spostandosi urla “MUCAAAAAA!” anche se chi ci precede è francese capisce cosa sta succedendo e si sposta. Ritorno sul sentiero e non faccio a tempo a ridere con Gigi che si sente una altro campanaccio vicino, un altra mucca e poi un altra ma più lente, più spaesate. Le lasciamo passare anche se poco più avanti si perdono in un altro sentiero. La prima continua imperterrita avanti a noi fino a che ci raggiunge il mandriano, parla francese e questa volta dico Verza lui, se avesse parlato anche italiano avrei capito subito che dovevo fermarla, hihiihi. Gesticola e dice qualcosa, io lascio passare la bestia. “NOOOOO!!!” impreca lui. Agita le braccia e chi mi precede capisce cosa deve fare, si mette a sventolare le bacchette, lei si ferma e torna indietro, io la lascio passare pe tornare verso il proprietario che fatica non poco a farla calmare per poi perderla in un altro sentiero, lontano dal nostro cammino.

Proseguiamo, ormai siamo arrivati a Trient. Subito il pensiero va a Lillo, “lo aspettiamo qua” ci diciamo. Il piano è quello di cambiarci da capo a piedi, calze comprese anche se sono solo umide dal sudore. Gorotex, amato gorotex hai fatto il tuo dovere. Troviamo due posti liberi su una panchina e ci fondiamo ad occuparli, inizia la svestizione e la successiva vestizione. Ho freddo, stranamente freddo anche dentro la tenda. Devo mangiare qualcosa di ipercalorico e bere liquidi caldi. Così faccio e dopo poco il tepore del cibo e le calorie fanno il loro dovere. Mi cambio da testa ai piedi, ho un solo problema i guanti. Il secondo anno che mi fregano, l'anno scorso ero riuscito a finirla anche grazia ai guanti di Gigi che, una volta ritiratosi per il freddo mi ha lasciato. I guanti Water Resistant ormai sono zuppi, mi restano un paio di guanti in pile umidicci ma caldi e delle calze usate per pochi km la mattina. Sicuramente meglio i guanti in pile, e poi? Gigi ha i copriguanti impermeabili io cosa posso usare..... sono in plastica o materiale simile i suoi, cosa posso usare........ i sacchetti che ho nello zaino che tengono asciutti i cambi, tre sono vuoti, userò i due più grossi. Ok, ma sarebbe meglio avere qualcosa per fermarli. Due elastici. Un signore davanti a me, ha due elastici appoggiati sul tavolo, chiedo se servono ancora, lui ha già capito e me li offre. Li proviamo, Gigi mi aiuta a posizionarli........., una ragazza volontaria ci chiede se vogliamo della minestra, noi ci guardiamo e diciamo di si. Poco dopo torna con due piatti fumanti. Gli elastici....... si, uno va bene ma l'altro è troppo sottile. Faccio vedere a Gigi gli elastici delle mie bacchette e dico che sarebbero perfetti, lui mi dice”ma guarda che si possono smontare” è vero, non ricordavo e senza dirgli nulla, è li con le plastiche tra i denti che cerca di smontarli senza farsi partire un incisivo superiore. Siamo pronti possiamo ripartire, è passata mezz'ora. Ci guardiamo ed entrambi decidiamo che se Lillo non si presenta alla porta entro 10 minuti, andiamo. Trangugiamo ancora qualcosa, coca cola, the caldo, cioccolato e senza dire nulla prendiamo le nostre cose, salutiamo i vicini di viaggio ed usciamo dalla tenda.

Mi viene in mente il primo tentativo dell'anno scorso quando siamo usciti e colpi da una sferzata di aria e acqua gelida siamo ritornati dentro per cambiarci. Quest'anno le cose sono un po' diverse, sappiamo cosa ci aspetta e so che avrò freddo e che per vincerlo l'unico modo è correre, sudare. Così facciamo, un piccolo tratto di discesa, un tratto in piano e poi inizia la salita che ci porterà a Col Catognè a -10°C in mezzo alla neve. Ci hanno avvisato a Trient del tempo che troveremo ma non pensavo che l'acqua a catinelle che trasformava i sentieri in torrenti si sarebbe in così poco tempo trasformata in neve. Neve, fiocchi di neve giganti, a Novara neanche a Febbraio nevica così grosso. Gli abeti hanno i rami piegati carichi di neve. Ai bordi dei sentieri ci sono più di 10 cm e nel centro il fango ha lasciato il posto alla neve schiacciata. La salita è come la precedente, nessuno o pochi osano superare. Il vento non è così forte come prima e il passamontagna che ho messo al ristoro tiene, fa un ottimo lavoro. Si arriva al colle, ad aspettarci non cè nessun ristoro ma ci dovrebbe essere un posto di controllo, si inizia a scendere, eccolo. Fantastico un gazebo in mezzo al nulla a circa 2000 metri di altezza, grandi i volontari grandi e grazie di tutti. Si riparte subito dopo la punzonatura non è segnato come ristoro ma come controllo. Si riparte per Valloncine e da li non manca più molto visto che ci hanno tagliato l'ultima salita per un D+ di circa 800 metri. La discesa sarebbe stata bella, divertente se non ci fosse stata tutta quella neve, sorpassare è difficile non ti lasciano passare e quindi si osa, fuori dal sentiero in mezzo alla neve. Siamo insieme, realizzo che quest'anno orami non ci può fermare più nessuno. Sono contento euforico non sento più nulla, i sacchetti trasparenti fanno il loro dovere, le mani sono calde. Pipistop e sistemazione di una scarpa ci fanno raggiungere da alcuni inseguitori, non ci voleva, non riusciamo a superarli il sentiero nel bosco è un fango unico e molto scosceso non ne vale la pena. La fortuna ci assiste dopo pochi minuti il singol track sbuca in una strada bianca per ritornare tra i boschi in un sentiero sempre ripido, infangato ma molto largo. Vallonice, entriamo non vado a prendere nulla da bere, Gigi del brodo che dividiamo. Prima di entrare o strappato via i due sacchetti e ritirati in tasca. Ci guardiamo non serve parlare, io cambio la frontale le pile della Petz devono essere un po' scariche. Mi rimetto il cappello alzo il cappuccio e siamo già fuori. Questa volta non ho freddo, l'euforia si fa sentire. Ormai non manca molto mal contati 14 km, cosa sono è pari al giro che faccio a casa, forse un po più lungo ma di poco. Corricchiamo, ancora salita breve ma salita. Si sale qualche centinaio di metri, la fatica non si sente solo la voglia di arrivare. Come sempre in salita si cammina, in discesa si corre e in piano si fa quello che si riesce comunque sempre al nostro massimo. A Gigi si scarica la batteria della frontale e uniamo i due fasci camminando affiancati per vedere meglio, tra poco albeggia. Piove, piove da ore ma non la sentiamo più ormai è normale e i piedi sono sempre asciutti, grande Gigi hai fatto la scelta giusta. Ultimo ristoro, e ultima punzonatura, entro tiro dritto ed esco non voglio perdere tempo, sento Gigi “Guagliumi fanculo!!!!” mi rincorre con una tazza in mano. E' contetissimo, l'abbiamo finita. Gli ultimi km sono in piano, molto monotoni e raggiungiamo Chamonix con le prime luci del mattino, un'amica di Gigi è li pronta ad immortalare il nostro arrivo mano nella mano. Ritiriamo il giubbino da finisher e andiamo dritti al ristoro, festeggiamo bevendo due birre e mangiando pane e salame. Telefono a Lillo che, con una voce da addormentato mi risponde dicendomi che si è ritirato e sta dormendo in palestra. La nostra avventura è finita, non so se riuscirò a convincere Gigi di fare una altra Ultra, non gli piacciono, per me so che non sarà cosi; mi lamento sempre prima e durante la corsa ma queste gare le assapori il giorno dopo. I ricordi e le emozioni che ti lasciano le rivivi per giorni anche il recupero è direttamente proporzionale. Recuperiamo Lillo e dopo una bella doccia andiamo a casa dell'amica di Gigi (non ricordo mai i nomi) che ci ha preparato un banchetto come colazione. La mi voglia di cibo dopo una gara è pari a zero ma mi sforzo a mangiar qualcosa. Finito torniamo subito in pulman a Curma, la macchina è dove l'ho lasciata, nessuna multa. Ora posso dire che l'avventura è finita nei migliori dei modi. SI torna a recuperare le borse alla Casa Vacanze del Cai di Cameri e sfruttando l'adrenalina ancora alta e l'euforia dei finisher si ritorna a casa.

Guagliumi Fabio



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